ottobre 30, 2006

L'auto che funziona ad aria

L'auto ad aria è... volata via ...

Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?

VIVAMO IN UN MONDO DOVE CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE IL PETROLIO E' IMPORTANTE QUANTO L'ACQUA QUESTA DEVE DAVVERO FARE IL GIRO DEL MONDO!

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la "Eolo" (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare,fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente.

Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano. Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per l'impianto di condizionamento. Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento. Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.
Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice.
Qualcuno l'ha mai vista in Tv? Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito http://www.eoloauto.it/ venne subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d'attesa, lo stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all'inizio del 2002: si trattava di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull'autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.
Insomma l'attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie. Il sito scompare, tanto che ancora oggi l'indirizzo http://www.eoloauto.it/ risulta essere in vendita. Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l'idrogeno (che costerà alla fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia. A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hanno passato parola,hanno usato Internet per far circolare informazioni.
Tant'è che anche oggi, se scrivete su Google la parola "Eolo", nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia . Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto. I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno. Oggi si parla, forse della prima metà del 2006...
Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti. La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati. Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio,che sia semplice e fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza. Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che "l'informazione" ufficiale dica mai nulla, presa com'è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo.... invece delle inutili catene di S. Antonio, facciamo girare queste informazioni!!! LA GENTE DEVE SAPERE!!!!!!!

ottobre 24, 2006

Inventario Hardware Software: BELARC

Al link http://www.belarc.com/ si puo' scaricare il programmaBelarc Advisor. Una volta scaricato l'eseguibile va lanciatoed installato come un NORMALE applicativo. Dopo aver macinato per qualche minuto vi rimanda ad una pagina http laddove potrete verificarelo stato software ( programmi installati, sistema operativo stato delle patch aggiornamenti critici ecc.) e hardware( capacità disco, Mem., numero di porte Com Lpt1, Usb funzionanti e non, ecc. ecc ). Al termine dell'installazione sul desktop saràvisibile un'icona gialla con lettera "B" ben visibile.Ogni qual volta avrete necessità di fare una verifica dei prodotti installati, delle risorse presenti, degli aggiornamenti e dei logIn e Logouteseguiti sulla macchina anche come Administrator ( e molto altro !! ) , sarà sufficiente fare un doppio click sull'icona "BELARC".

HAMACI cos'è a cosa server e dove (e perche') viene usato

E'un programma che serve per fare una rete lan su internet, molto similepraticamente a una VPN. Il progra è in varie lingue tra cui l'italiano,è free, è coperto da password [quindi sicuro] ed è facilissimo da configurare,noncheè supporta il protocollo SSL. Lo puoi scaricare da www.hamachi.cc/download/.
Unito ad un'applicazione VNC, (www.realvnc.com/) permette di fare assistenza remota sulle macchine che fanno parte della rete virtuale creata su HAMACI.
Io personalmente lo uso laddove il costumer non ha firewall e quindi la possibilità di creare un VPN di accesso per utenti remoti, ma invece ha la possibilità di navigare su INTERNET meglio se su una linea veloce.
Preferibilmente HAMACI lo installo su macchine server, con sistema Operativo che permette l'amministrazione remota ( meglio se Terminal Server ) e cio'perchè, rispetto a VNC, la gestione del pc remoto è piu' veloce.

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Come usare hamachi e come creare una rete privata

Eseguire il GHOST di un SERVER

Per semplicità nell’attività, si presuppone che l’user sia munito di un disco Storage tipo USB2.0 e chela procedure di ripristino img.Ghost venga eseguita suuna macchina di pari caratteristiche Hardware.

BACKUP DI UN DICSO O DI UNA PARTIZIONE --- GHOST ----

Installa Ghost sulla macchina Avvia la Procedura Wizard- seleziona l'unità sulla quale vuoi spostare il backUp -- compila il Wizard in Ogni sua parte -Al termina la macchina si riavvia e in modo DOS crea il backup nella partizione specificata.

RIPRISTINO DA UN IMMAGINE --- GHOST ---

Spegnere la macchinaInserire il cd ghost Avviare la macchinaSelezionare l'opzione piu' opportuna ( finestra di 4 Opz. da DOS )In modalità DOS, entra nel cd rom - vai nella cartella support e lancia GHOST.EXE -Compare il menu di Restore Ghost ( Grigio Blu )Conferma cliccando sul pulsante OKIn basso a sx compare una videata per la scelta di Opzioni.Scegli Open ---> Disk ----> File Image ( ultima Opzione )- questa opzione va scelta solo nel caso in cui, tu esegua il Backup del disco o partizione, su un disco ext ( USB sarebbe il massimo ).

Attendi il termine dell'operazione di Restore, riavvia la macchina.

Linux Firewall , alcune regole.

IPTABLES - PREROUTING - FORWARD

1 - Firewall-nat
Firewall.nat Nat dell'indirizzo 192.168.1.202 sull'ip pubblico 81.118.yyy.xxx, ad uso esclusivo dell'utente remoto 80.242.yyy.xxx
/usr/sbin/iptables -t nat -A PREROUTING -s 80.242.YYY.XXX -i
eth1 -p tcp --dport 3900 -d 81.118.248.170 -j DNAT --to 192.168.1.202/usr/sbin/iptables -t nat -A PREROUTING -s 80.242.YYY.XXX -i eth1 -p udp --dport 3900 -d 81.118.248.170 -j DNAT
--to 192.168.1.202

2 - Firewall.conf

Regole che permettono l'accesso dall'ip pubblico 80.242.yyy.xxx, sulla
rete 81.118.yyy.xxx e quindi sulla macchina 192.168.1.200; in
particolare per permettere l'accesso in terminal server.
$iptab -A FORWARD -i $ETH_WAN -s 80.242.YYY.XXX -o $ETH_LAN
-d 192.168.1.202 -p tcp --dport 3389 -j ACCEPT$iptab -A FORWARD -i $ETH_WAN -s 80.242.YYY.XXX -o $ETH_LAN -d 192.168.1.202 -p
udp --dport 3389 -j ACCEPT
P.S. ---> ETH_WAN= "eth1" ETH_LAN= "eth0"
LAN="192.168.1.0/255.255.255.0" WAN="81.118.yyy.xxx/255.255.255.
248"

ottobre 19, 2006

Military Commissions Act of 2006

AVVISO PER I VIAGGIATORI DIRETTI VERSO GLI STATI UNITI

Per noi cittadini statunitensi, il giorno 17 ottobre 2006 verrà ricordato come un giorno nero nella storia del nostro paese, il giorno in cui il presidente George W. Bush ha firmato il Military Commissions Act of 2006. Questa nuova legge, autorizzata dal Congresso (altro giorno nero ...), conferisce poteri senza precedenti al presidente per imprigionare chiunque egli dovesse ritenere un "combattente nemico illegale" e processarlo attraverso commissioni militari.In conseguenza di questa legge, ci si chiede se il Ministero degli Esteri italiano ha in programma di diramare un avviso per i cittadini italiani che intendono recarsi negli Stati Uniti. Tale avviso dovrebbe spiegare che la nuova legge lascia al presidente decidere, secondo una definizione vaga ed ambigua, chi è un "combattente nemico illegale". Questa definizione comprende non solo chi si è impegnato in atti ostili contro gli Stati Uniti o i suoi co-belligeranti, ma anche chi intenzionalmente e materialmente sostiene tali ostilità. Le prove al riguardo non devono essere rese pubbliche.

L'avviso dovrebbe sottolineare che i cittadini non statunitensi definiti come "combattenti nemici illegali" potrebbero essere arrestati, anche senza capi d'accusa, e imprigionati a tempo indeterminato. La nuova legge, infatti, elimina il diritto all'habeas corpus, ossia il diritto di contestare i motivi della propria detenzione davanti a un tribunale civile.
Secondo i termini di questa legge, se e quando il detenuto viene processato ciò sarà attraverso una commissione militare istituita dal Ministro della Difesa o da altro ufficiale militare e sarà composta di giudici e avvocati militari. Il detenuto non godrà delle protezioni legali riconosciute come fondamentali nei paesi civili. Può non essere informato delle prove contro di sé e sono ammissibili anche le prove ottenute con metodi ritenuti equivalenti alla tortura. Le "tecniche di interrogatorio" applicabili verranno decise da Bush e non saranno rese pubbliche. Inoltre, la possibilità di ricorrere in appello è stata quasi del tutto eliminata, e gli appelli che si basano sulle Convenzioni di Ginevra veranno respinti.

Infine, l'avviso dovrebbe ricordare ai viaggiatori che nel gennaio del 2006 la Kellogg, Brown & Root, filiale del gruppo Halliburton, ha vinto un contratto per 385 milioni di dollari per costruire negli Stati Uniti centri di detenzione, le cui località non sono state rivelate, da utlizzare, come si legge in un comunicato stampa della KBR, per "lo sviluppo rapido di nuovi programmi".

Stephanie WestbrookStatunitensi per la pace e la giustizia - Roma

ottobre 18, 2006

L'ultimo articolo di Anna Politkovskaja


L'ultimo articolo di Anna Politkovskaja Ti dichiariamo terrorista . La politica antiterroristica basata sulla tortura nel Caucaso settentionaledi Anna PolitkovskajaNota della redazione:A tutti noi è stato chiesto: l'omicidio di Anna Politkovskaja è collegato alla preparazione dell'articolo sulle torture che aveva annunciato a Radio Svoboda giovedì 5 ottobre? Oggi pubblichiamo due frammenti del materiale che la nostra giornalista non è riuscita a terminare. Il primo è un testo con le testimonianze dirette dell'impiego di torture, confermate dai dati medici. Il secondo doveva essere la base di un altro articolo, che non è stato scritto. Sul disco della Politkovskaja (preghiamo la persona che le aveva fornito questi video di farsi vivo), ci sono torture compiute su persone delle quali non conosciamo l'identità. Le riprese sono state effettuate dagli stessi torturatori, presumibilmente in una struttura carceraria cecena.Oggi davanti a me ci sono decine di raccoglitori. Contengono le copie del materiale relativo ai casi di persone che sono state condannate per "terrorismo" o che si trovano ancora sotto inchiesta. Perché uso la parola "terrorismo" tra virgolette? Perché la grandissima maggioranza di questa gente è stata "designata come terrorista". E questa pratica della "designazione" non solo ha impedito una vera lotta al terrorismo, ma ha contribuito a produrre un numero sempre maggiore di persone assetate di vendetta, e dunque potenziali terroristi. Quando le procure e i tribunali non lavorano per la legge e per la punizione dei colpevoli ma in base a considerazioni politiche e cercando di compiacere il Cremlino con una vera e propria contabilità antiterroristica, i casi criminali vengono sfornati a getto continuo.L'organizzazione militare-governativa che si occupa delle cosiddette "confessioni sincere" fornisce dati eccellenti a proposito della lotta contro il terrorismo nel Caucaso settentrionale. Ecco cosa mi hanno scritto le madri dei giovani ceceni condannati: "... in sostanza, queste colonie di correzione sono diventate dei campi di concentramento per i detenuti ceceni. Sono sottoposti a discriminazioni sul suolo nazionale. I loro guardiani non li lasciano uscire dalle camere di isolamento. La maggioranza, quasi tutti, sono stati condannati per reati 'fabbricati', senza prove. Rinchiusi in condizioni precarie, umiliati nella propria dignità, sviluppano un odio verso tutto. Questo è un esercito di persone che ritornerà da noi con il destino devastato, con idee devastate...".Onestamente, ho paura di quell'odio. Ne ho paura perché uscirà dagli argini, prima o poi. E ne risentiranno tutti, tranne quelli che li hanno fatti torturare. L'attribuzione dello status di terrorista è il campo in cui si affrontano testa a testa due approcci ideologici a ciò che sta accadendo nella zona delle operazioni antiterroristiche nel Caucaso settentrionale: lottare legalmente contro l'illegalità? Oppure schiacciarli con la nostra, di illegalità?Questi due atteggiamenti sono destinati a scontrarsi e a fare scintille, nel presente come nel futuro. L'"attribuzione dello status di terrorista" farà aumentare il numero di coloro che a questo non intendono rassegnarsi.Recentemente l'Ucraina ha accettato di estradare in Russia un certo Beslan Gadaev, ceceno, arrestato all'inizio di agosto dopo un controllo di documenti in Crimea, dove viveva come immigrato forzato. Ecco un estratto da una sua lettera del 29 agosto: "... Dopo avermi estradato dall'Ucraina a Groznij mi hanno condotto in un ufficio e mi hanno chiesto subito se avessi ucciso delle persone della famiglia Salikov, Anzor e un suo amico, un camionista russo. Io ho giurato che non avevo ucciso nessuno e che non avevo mai versato il sangue di nessuno, né russo né ceceno. Loro invece continuavano a dire con sicurezza: 'No, tu hai ucciso'. Io ho ripreso a negare. Dopo aver detto per la seconda volta che non avevo ucciso nessuno hanno cominciato a picchiarmi. All'inizio mi hanno colpito due volte con il pugno nella zona dell'occhio destro.Non appena mi sono ripreso da questi colpi mi hanno immobilizzato e ammanettato, e tra le gambe mi hanno messo un tubo, così che non potessi muovere le mani, benché fossero già ammanettate.Poi mi hanno preso, o meglio hanno preso le due estremità del tubo al quale ero legato, e mi hanno appeso a un'altezza di circa un metro tra due armadi dell'ufficio. Subito dopo avermi appeso mi hanno legato del filo di ferro ai mignoli delle mani. Un paio di secondi dopo hanno cominciato a darmi delle scariche elettriche e contemporaneamente a picchiarmi con mazze di gomma, più forte che potevano. Incapace di sopportare il dolore ho cominciato a urlare e a implorare Dio perché mettesse fine a tutto questo. Come reazione, per non sentire e per non ascoltare quello che gridavo, mi hanno messo sulla testa un sacchetto nero.Non ricordo quanto sia andato avanti tutto ciò, ma ho cominciato a perdere conoscenza per il dolore. Vedendo che stavo perdendo conoscenza mi hanno tolto il sacchetto dalla testa e mi hanno chiesto se avevo intenzione di parlare. Ho risposto di sì, anche se non sapevo cosa dire. Ho risposto così solo per farli smettere. Mi hanno tirato giù, hanno tolto il tubo e mi hanno gettato sul pavimento. Mi hanno detto: 'Parla'. Io ho replicato che non avevo niente da dire. In tutta risposta loro hanno cominciato a picchiarmi sempre nella zona dell'occhio destro con il tubo di ferro al quale mi avevano immobilizzato. A causa di questi colpi sono caduto di lato e ho quasi perso conoscenza, mentre continuavano a picchiarmi dove capitava... Poi mi hanno nuovamente appeso e hanno ripetuto tutto daccapo. Non ricordo per quanto tempo siano andati avanti, di tanto in tanto mi gettavano addosso dell'acqua.Il giorno dopo mi hanno lavato e mi hanno spalmato qualcosa sulla faccia e sul corpo. Intorno all'ora di cena è arrivato un uomo in borghese che mi ha detto che erano arrivati i giornalisti e che dovevo ammettere i tre omicidi e le rapine, aggiungendo che avrebbero ricominciato tutto daccapo se non avessi confessato, minacciando anche umiliazioni di carattere sessuale. Allora ho accettato. Dopo l'incontro con i giornalisti, sempre minacciandomi, mi hanno costretto a firmare una dichiarazione, fornita da loro, in cui affermavo che tutte le percosse che avevo ricevuto erano la conseguenza di un mio tentativo di fuga..."L'avvocato Zaur Zakriev, incaricato della difesa di Gadaev, ha spiegato al Centro per i Diritti Umani "Memorial" che nella sede della stazione di polizia del distretto Groznenskij il suo assistito era stato oggetto di violenze fisiche e psicologiche. Come risulta dalla dichiarazione dell'avvocato, il suo cliente ha effettivamente ammesso di aver compiuto nel 2004 un attacco contro le forze dell'ordine. Tuttavia all'ufficio distrettuale hanno deciso di ottenere da lui anche la confessione di una serie di crimini che non aveva commesso, avvenuti nel villaggio di Starie Atagi nel distretto Groznenskij della Repubblica Cecena.Secondo l'avvocato, dalle brutali violenze fisiche subite dal suo assistito sono derivati danni visibili. Nell'infermeria del carcere SIZO-1 di Groznij, dove attualmente si trova Beslan Gadaev [è incolpato in base all'articolo 209 del codice penale della Repubblica Russa ("banditismo")], è stato compilato un referto in cui figurano lesioni causate da percosse, cicatrici, abrasioni, contusioni, costole rotte e anche danni agli organi interni.L'avvocato Zakriev ha denunciato queste feroci violazioni dei diritti umani alla Procura della Repubblica Cecena.-------Qui il testo di Anna Politkovskaja si interrompe.Il sito della Novaja Gazeta rimanda anche a una cartella di foto, i fermi immagine di un video in suo possesso. Secondo la descrizione del giornale, nel video alcuni uomini che probabilmente lavorano in una delle strutture di detenzione cecene catturano e torturano due uomini di giovane età. Uno dei due siede a bordo di un'automobile, e sanguina (è visibile il coltello nella zona del collo della vittima). L'altro sembra essere stato spinto fuori dalla macchina sull'asfalto.I loro torturatori non sono visibili, si sente parlare in ceceno, con insulti che si alternano a bestemmie.Fonte: Novaja Gazeta Filed in: Anja lutti Russia

Anna Politkovskaya: l'odio che genera odio


L'odio che genera odio
Nel sangue di Islam Suschanov, condannato per terrorismo, sono state trovate tracce della "pista cecena" -- Anna Politkovskaya

Fonte: Novaya Gazeta

Il mondo teme una proliferazione nucleare incontrollata - io invece temo l'odio. Si sta accumulando sempre di più e in maniera incontrollabile. Il mondo è riuscito almeno a escogitare delle leve per fare fronte ai caporioni di Iraq e Corea del Nord, ma nessuno riuscirà mai a individuare le vie percorse dalla vendetta personale. Il mondo è completamente indifeso di fronte a quest'ultima. Nel nostro paese attualmente è in corso qualcosa di incredibilmente stupido e irresponsabile - centinaia di persone vengono costrette con la forza ad accumulare intere riserve di odio, che renderanno completamente imprevedibile la vita futura degli altri.
Cosa vogliamo ottenere dai ceceni in carcere per "terrorismo"? Centinaia di persone giovanissime che hanno di fronte a se pene molto lunghe da scontare. In carcere li odiano e per questo li sottopongono a "trattamenti del tutto speciali", inventati sia dagli altri reclusi sia dall'amministrazione delle carceri.
Perché scrivo la parola "terrorismo" tra virgolette? Ve lo spiego. Chi sono questi ceceni? Per la maggior parte si tratta di ex studenti. Sono finiti nelle carceri senza nulla alle spalle, se non tre guerre. La prima si è svolta quando erano ancora bambini (la prima guerra cecena). La seconda, quando erano adolescenti (la seconda guerra cecena). La terza è l'istruttoria alla quale sono stati sottoposti. Si tratta cioè di studenti "terroristi" che sono fondamentalmente il prodotto delle procedure antigiuridiche messe in atto negli anni 2002, 2003 e 2004.
In quegli anni nel Caucaso settentrionale l'applicazione del diritto era decisamente sui generis: si effettuavano retate di massa e in Cecenia gli studenti venivano "ripuliti" a decine alla volta. Dopo la "pulizia" passavano attraverso la tortura, applicata di routine, come se si trattasse di una semplice procedure di disinfezione... Molti di loro sono stati uccisi, in particolare quelli che non si dichiaravano colpevoli. Ai "volenterosi" è stato concesso di vivere e sono stati condannati sulla base di accuse messe insieme in tutta fretta, senza preoccuparsi della qualità della documentazione reperita. Innocente? Colpevole? Solo Dio può saperlo, non sono mai state condotte vere e proprie indagini. Ed ecco che a partire dal 2005, dopo tutte le cassazioni, un'intera generazione di studenti ceceni "ripuliti" è entrata in carcere, con pene di 15 anni e oltre. E' lì che è cominciata la loro quarta guerra. Una guerra con se stessi. O per se stessi? Forse addirittura contro...
Oggi, nel 2006, le testimonianze che giungono dalle carceri dicono che questi ex bambini modello sono ormai diventati dei recidivi incalliti. Ecco una storia del tutto tipica. Islam Suschanov, nato nel 1984. Non lo ho mai visto, ora non è più possibile incontrarlo. Il FSIN, l'amministrazione carceraria russa, vieta i contatti di qualsivoglia tipo con i reclusi della sua categoria. Ricostruirò quindi gli eventi solo in base alla documentazione disponibile. Nel 1999, alla vigilia dell'inizio della seconda guerra cecena, Islam finisce gli studi alla scuola n. 38 di Groznj. Il profilo redatto ai fini dell'iscrizione all'università da parte del direttore della scuola, D. V. Salamov, parla di un ragazzo molto bravo: "Durante gli studi Islam si è distinto come scolaro disciplinato, amante dello studio e diligente. Si è dedicato allo studio in modo responsabile. Godeva di rispetto e ha svolto con precisione i compiti assegnatigli".
Nel 2000 Islam si è iscritto all'Istituto di Pedagogia della Cecenia, l'unico in cui erano riprese le iscrizioni dopo che le ostilità attive erano cessate. Ha cominciato a frequentare i corsi di arte. E ancora una volta: "Prende parte attivamente agli studi e alla vita pubblica della facoltà e dell'istituto... Esprime un particolare interesse per la pittura, per la composizione e per la scultura... è uno studente che ha buone prospettive...". Lo scrive il decano della facoltà di belle arti, M. M. Sulejmanov - ma lo scrive "ex post", rivolgendosi alla procura del distretto Lenin, quando Islam è stato "ripulito" e rinchiuso in galera. Alla procura è stata indirizzata anche una dichiarazione dell'allenatore della squadra di calcio "Vajnach", V. L. Inderbiev: "Durante tutto il periodo in cui ha fatto parte della squadra di calcio ho potuto apprezzare la sua correttezza e la sua buona educazione. Ho viaggiato spesso in trasferta con la squadra per incontri in cui era impegnato anche Islam. Nel suo comportamento non ho mai osservato irascibilità, aggressività... è un ragazzo molto controllato, modesto, di buon carattere... non si è mai lasciato andare a discorsi estremistici, né in generale si è dimostrato incline all'estremismo". L'allenatore e il decano mentivano? Oppure, pur essendo persone esperte, non si sono accorti che sotto la pelle di un angelo si nascondeva il diavolo?
I testi dei due profili e la sentenza di condanna sono tuttavia completamente incompatibili. Non è possibile che una persona possa essere allo stesso tempo tutto e il contrario di tutto: uno studente dalle buone prospettive, un calciatore che va regolarmente alle partite e contemporaneamente un guerrigliero che prepara agguati, fabbrica ordigni esplosivi con i quali i suoi colleghi dell'Istituto avrebbero fatto saltare in aria militari russi. Secondo le accuse che gli sono state mosse, Suschanov aveva interessi che erano ben lontani dalla scultura. Gli episodi in cui Suschanov sarebbe coinvolto sono tre - l'accusa principale è quella di fare parte di una "banda armata" diretta da un "non meglio identificato Abdul-Azim" e che agiva con "mezzi finanziari non meglio identificati".
Tutte le accuse si basano su "ammissioni spontanee". I giudici, da quanto si desume dalle loro argomentazioni, non hanno perso tempo per entrare nei dettagli e hanno abilmente tradotto questi episodi in sentenza di primo grado. Ed ecco cosa è successo: Suschanov ha ammesso di avere collocato il 6 giugno 2002 un ordigno esplosivo in una casa in rovina nella via Zhukovski a Groznyj, per fare saltare in aria il 9 giugno dei poliziotti in pensione, indicati con nome e cognome. In realtà, leggendo la sentenza si scopre che gli stessi giudici affermano che i poliziotti sono saltati in aria nello stesso luogo il 9 marzo di quell'anno. E il 9 giugno erano in cura, lontano dalla Cecenia, per le ferite riportate... Come spiegarselo?
Si può riscontrare la stessa confusione giuridica anche nel caso dello "scontro a fuoco presso il posto di blocco n. 10 del 3 agosto 2002". I poliziotti feriti quel giorno - anche in questo caso indicati con nome, cognome e incarico - confermano di essere stati oggetto di fuoco di armi automatiche in data 3 agosto, e il carattere delle ferite subite corrisponde a tale testimonianza. Solo che Suschanov "confessa" di avere sparato contro il posto di blocco con un lanciagranate e non riesce a ricordarsi da quale punto ha sparato, dove si trovava il posto di blocco ecc....
Il terzo episodio riguarda gli eventi del 13 dicembre 2003. Suschanov, insieme a un paio dei membri della banda, sarebbe stato colto dalle forze dell'ordine nella via Butyrina in flagranza di reato - in quel momento il gruppo si stava occupando di sistemare un ordigno collocato lì il giorno prima, più precisamente gli stavano sostituendo le batterie. Sono stati colti sul fatto e arrestati. Entrambi i poliziotti che li hanno arrestati hanno dichiarato in tribunale che "l'ordigno è stato sequestrato nella via Butyrina il 14 dicembre", era "vecchio, polveroso...". La sentenza, piena di imprecisioni fattuali, è entrata in vigore. La sua "ditta produttrice" è la seguente: il giudice istruttore R. Gorcichanov (Procura del distretto Lenin di Groznyj) e il giudice V. Abubakarov (Tribunale Supremo della Cecenia). Pensate che io difenda Suschanov, "l'assassino dei nostri soldati", come si dilettano a dire da noi? No. Il fatto è, però, che in presenza di una tale qualità giuridica delle sentenze del tribunale e delle indagini, solo Islam Suschanov può sapere con precisione cosa sia successo. Nessun altro. E io invece vorrei che lo sapessero tutti. Sono assolutamente convinta che non vi debbano essere indulgenze per nessuno che abbia violato la legge e il diritto, indipendentemente dalla salsa ideologica in cui il suo delitto viene condito.
[...]
Suschanov è stato condannato a 14 anni di regime duro. Le accuse coprono per intero quello che è il classico "elenco ceceno": "banditismo", "terrorismo", "formazioni armate illegali" ecc. A partire dal dicembre 2005 si trova nelle carceri della regione di Sverdlovsk. I primi tre mesi li ha passati nell'IK-5 (Niznyj Tagil) in isolamento. Anche nelle celle vicine c'erano reclusi in isolamento - altri giovani ceceni con accuse simili. La madre, Amanta Suschanova, gli invia lettere raccomandate due volte alla settimana , ma a Suschanov non consegnano nulla. L'amministrazione non fa complimenti e gli spiegano, come poi si è rivelato vero, che per i ceceni tale regime vale fino alla fine della pena.
Il 7 marzo 2006 Suschanov cerca di suicidarsi. Il 21 maggio lo fa ancora una volta. Pregare è vietato, lo scrive nel manuale della disciplina per i reclusi in isolamento. "L'Amministrazione degli istituti di pena dà una valutazione negativa del recluso Suschanov I. R.", scrive nel suo profilo il capo della sezione della procura della regione di Sverdlovsk, A. V. Vasilev, in merito alla supervisione dell'adempimento legale delle pene comminate. "Ha 12 sanzioni disciplinari in atto. Le motivazioni delle misure richieste dalla procura sono legali e fondate...". Suschanov continua a ribellarsi, prende parte a una "denuncia" collettiva: episodi di autolesionismo contro le condizioni di reclusione. Per quelli che riescono così a "emergere" dall'anonimato arriva T. Merzljakova, delegata ai diritti umani della regione di Sverdlovsk. Si incontra tra gli altri con Suschanov, il quale le dice che chiede solo un riesame della sentenza ingiusta e il permesso di pregare. Dopo la visita Merzljakova scrive una lettera disperata alle madri dei reclusi ceceni con i quali ha parlato: insiste affinché "si affrettino" a presentare allo FSIN la loro richiesta di trasferire i figli in un'altra prigione più vicina alla Cecenia. Si rivolge lei stessa a J. Kalinin, direttore dello FSIN... Kalinin oppone un rifiuto. E Suschanov viene trasferito all'IK-12, un carcere per i recidivi più pericolosi. Un tale accanimento è vietato dalla legge, se si tiene presente il significato originale della sigla IK, cioè istituto correttivo. Ma in questo periodo il dossier personale di Suschanov è pieno zeppo di frasi come "incline all'evasione", "incline alla presa di ostaggi"...
Il ragazzo "timido, modesto e di buon carattere", come veniva dipinto nel 2004, nel 2006 si è trasformato in un recidivo ribelle, se si deve credere a tutte queste descrizioni. Cosa vogliamo da Suschanov? Da tutti questi "ripuliti"? Che muoiano nelle prigioni? Perché gli viene vietato di pregare? Perché dimentichino le preghiere che hanno imparato fin da bambini e comincino a recitarne di nuove?...
Se Suschanov vedrà mai la libertà, ciò avverrà nel 2017, quando avrà 34 anni. Gli altri "ripuliti" della stessa generazione allora avranno un'età simile, tra i 35 e i 37 anni. Torneranno nella società non sposati, senza figli. Senza un'istruzione. Senza una professione. Ma con uno spirito ribollente: la vita è andata persa e non c'è giustizia. "... In sostanza, questi istituti correttivi si sono trasformati in campi di concentramento per i reclusi ceceni - hanno scritto alla redazione le madri di un gruppo di carcerati - vengono sottoposti a una discriminazione su base nazionale. Non li lasciano uscire dalle celle di isolamento. Li spingono a violare il regime disciplinare, impedendo loro di rispettarlo. Sono stati quasi tutti condannati con processi farsa, in cui mancavano le prove. Si trovano in condizioni tremende, vengono sottoposti a umiliazioni della dignità umana, si sta sviluppando in loro un odio contro tutto. Secondo noi non si tratta di correzione, ma di sterminio... E' un intero esercito, che tornerà da noi con una vita rovinata, con concezioni rovinate...". Conoscono bene ciò di cui stanno scrivendo, lo conoscono solo loro, le madri, che ora parlano con i loro figli solo con l'anima. Ho paura dell'odio accumulato da questi ragazzi. E ho ancora più paura di coloro che con la violenza costringono dei loro simili ad accumulare un tale odio. Ho paura, perché questo odio prima o poi uscirà dagli argini.

Hanno scritto di Anna Politkovskaja


«Il pudore della mia amica Anna Politkovskaja»LA SLAVISTA ANNA RAFFETTO RICORDA LA GIORNALISTA UCCISA: «ERA UNA MORALISTA E AVEVA IL CORAGGIO DI NON NASCONDERLO»di Anna Zafesova La Stampa, 10/10/2006 http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=1754&tp=C

Omicidio Politkovskaya, Putin promette: "Prenderemo tutte le misure necessarie"Il presidente russo rompre il silenzio sulla giornalista assassinata"La legge impone un'indagine oggettiva sulla sua tragica morte"Ricercati un uomo, il killer, e una donna, probabilmente il "palo"A fornire l'identikit, le commesse di una farmacia che l'hanno visto in voltoLa Repubblica, 9 ottobre

http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/giornalista-russa-uccisa/putin-promette-luce/putin-promette-luce.html
Russia, Ue e Usa chiedono la veritàIl silenzio del Cremlino dopo l'assassinio di Anna Politkovskajadi Anna ZafesovaLa Stampa, 9/10/2006

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200610articoli/11793girata.asp

«Kadyrow vuole uccidermi»L'ultima intervista di Anna Politkovskajadi Natalia MozgovajaLa Stampa, 9/10/2006

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200610articoli/11794girata.asp
Giornalista uccisa, il silenzio del CremlinoPrivilegiata la pista cecena, i suoi ultimi articoli avevano attaccato premierGli Usa chiedono un'inchiesta per trovare l'assassino di Anna Politkovskaya, da sempre critica verso il governo PutinCorriere della Sera, 9 ottobre 2006

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/10_Ottobre/08/giornalista.shtml


Politkovskaya, il silenzio di Putin. Gli Usa: "Aprite un'inchiesta"La giornalista russa stava lavorando a un servizio sulle torture in Cecenia Mosca è sotto choc, gli Stati Uniti: "Bisogna fare giustizia"La sua redazione: "Non sappiamo chi l'ha uccisa"Ma ipotizza un ruolo del leader ceceno filorusso KadirovLa Repubblica, 8 ottobre 2006

http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/giornalista-russa-uccisa/silenzio-cremlino/silenzio-cremlino.html

Russia, giornalista uccisa. Il silenzio del CremlinoLa Procura locale ha aperto un'inchiesta per «omicidio premeditato» della giornalista russa Anna Politkovskaya. Famosa per il suo appassionato lavoro sulla guerra in Cecenia, fortemente critica sui metodi adottati dall'amministrazione Putin, la giornalista stava lavorando a un articolo sulle torture del governo collaborazionista ceceno. Martedì i funerali laici.L'Unità, 8 ottobre 2006

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=60117

La guerra di AnnaGiulietto ChiesaLa Stampa, 8/10/2006

http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=1743&tp=C

Glucksmann: i burattinai sono al CremlinoIL FILOSOFO FRANCESCE IN PRIMA LINEA INSIEME ALLA REPORTER RUSSA PER SPEZZARE IL SILENZIO DELL' OCCIDENTE SUL DRAMMA DELLA CECENIADomenico QuiricoLa Stampa, 8/10/2006

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200610articoli/11760girata.asp

Uccisa in ascensore la giornalista che sfidava PutinMOSCA IL KILLER HA SPARATO QUATTRO COLPI, LA DONNA AVEVA GIÀ SUBITO ATTENTATIAnna Politkovskaja aveva raccontato al mondo gli orrori della guerra cecenaFrancesca SforzaLa Stampa, 8/10/2006

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200610articoli/11747girata.asp

Senza pauraLa giornalista e lo zar PutinMaria Teresa CarboneIl Manifesto, 8 ottobre 2006

http://www.articolo11.org/index.php?option=com_content&task=view&id=4435&Itemid=7

I ceceni non hanno più voceUccisa a Mosca Anna Politkovskaja, giornalista e paladina dei diritti umani nel CaucasoOmicidi eccellenti e servizi Quello della reporter è l'ultimo di una serie di delitti per i quali si sospetta il coinvolgimento di apparati dello Stato. La commentatrice era una delle più fiere oppositrici della «normalizzazione» caucasica voluta da PutinFausto Della PortaIl Manifesto, 8 ottobre 2006

http://www.articolo11.org/index.php?option=com_content&task=view&id=4434&Itemid=7

Niente giornalista niente problemaAstrit DakliIl Manifesto, 8 ottobre 2006

http://www.articolo11.org/index.php?option=com_content&task=view&id=4433&Itemid=7

Assassinata Anna PolitkovskaiaLa reporter più odiata dal CremlinoDaniele ZaccariaLiberazione, 8 ottobre 2006 http://www.liberazione.it/giornale/061008/archdef.asp

Giornalista assassinata a Mosca. Denunciò l'orrore della guerra cecenaAnna Politkovskaya è stata uccisa a colpi di arma da fuoco nell'atrio di casa Da anni si sentiva minacciata per le sue battaglie a favore dei diritti umaniLa Repubblica, 7 ottobre 2006

http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/giornalista-russa-uccisa/giornalista-russa-uccisa/giornalista-russa-uccisa.html

Uccisa la giornalista Anna Politkovskaja. Denunciò la guerra di PutinAnna Politkovskaja, famosa per le sue denunce contro Putin sulla guerra in Cecenia, è stata uccisa a colpi di pistola al centro di Mosca. Già nel 2004 la giornalista aveva subito un tentativo di avvelenamento mentre si recava a Beslan.
L'Unità, 7 ottobre 2006 http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=60103

ottobre 12, 2006

Proxy anonimo

Tor: un sistema di comunicazione anonima per Internet

NEWS: leggi la sezione News qui sotto per le notizie sui server in Germania
Tor è uno strumento per migliorare la sicurezza e la protezione su Internet delle persone e delle aziende. Tor rende anonimi la navigazione e la pubblicazione su internet, l'instant messaging, IRC, SSH e altro ancora. Inoltre, Tor offre una piattaforma su cui gli sviluppatori di software possono costruire nuove applicazioni che ne sfruttino le caratteristiche di anonimato, protezione e sicurezza.

Tor ha lo scopo di proteggere contro l'analisi del traffico, una forma di sorveglianza della rete che minaccia la privacy e l'anonimato personali, i rapporti e le attività d'affari confidenziali, la sicurezza dello stato. Con Tor le comunicazioni vengono indirizzate attraverso una rete distribuita di server, chiamati onion router, che proteggono l'utente dalla profilazione fatta dai siti web, o da intercettazioni locali che, controllando il traffico dei dati, possono capire quali siti vengono visitati.

La sicurezza di Tor migliora quanti più utenti lo usano e e quanti più volontari offrono di gestire un server. Si può contribuire volontariamente offrendo il proprio tempo oppure offrendo la propria banda. Ricorda che Tor è sofware sperimentale e non è consigliabile affidarsi all'attuale rete Tor se si ha realmente bisogno di anonimato forte.

Per usare Tor, occorre, prima di tutto, scaricarlo da questa pagina. Dovete scaricare la versione per Windows (prima voce), facendo click sulla versione del programma
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Per controllare che siete realmente anonimi, aprite la pagina www.mioip.net che vi mostra l’indirizzo IP. Dovrebbe essere mostrato un indirizzo IP diverso rispetto a quello vostro (Qual’è il mio indirizzo IP?). Ricordatevi che per navigare su Internet anonimi dovete tenere funzionante Tor (vedi icone nella barra di sistema).

ottobre 09, 2006

SERRA d’AIELLO (Cosenza)


SERRA d’AIELLO (Cosenza) Chiamiamoli pure Luigi, Ciccio, Giuseppe, Franco, Antonio. Trecento e passa nomi, altrettanti disperati. Per gli interessati fa lo stesso: reclusi in una prigione dalle porte aperte - non saprebbero dove andare - non hanno esigenze di privacy. Ingabbiati nei loro cattivi pensieri cercano altro: «Tu ssì Giuseppe, u nipote mio? Ssu’ ventiquattr’anni che stu ‘ccà, che mi hanno chiuso qui, um’mi sì cchiù venut’atruvà», non sei più venuto a farmi visita. «Mò ne tengo sessantasei, di anni. Ssì uguale a Giuseppe, e l’amico tuo uguale a Giovanni, i nipoti miei». Chiamiamolo Franco: il viso un groviglio di rughe, braccia gambe collo annodati dalla malattia, più che camminare incespica, «me lo dai un euro?». Come no, e la moneta accende un barbaglio di lucidità in fondo agli occhi a fessura. Pochi passi, eccola trasformata in un bicchiere al baruccio del paese. Serra d’Aiello, provincia di Cosenza: piazza deserta, due signore sulle sedie d’ordinanza, silenzio rotto da parole urlate al vento. Più che grida di dolore maledizioni, invocazioni d’aiuto, risate sgangherate. Le urla vengono dall’Istituto Papa Giovanni. Tre casermoni Anni Sessanta arroccati sull’appennino calabrese, 420 posti letto, un padiglione incompiuto, un altro sventrato per una ristrutturazione rimasta a metà. Tutt’intorno terre a perdita d’occhio, come nella storia del Gatto con gli stivali e del marchese di Carabàs: di chi è quest’uliveto? «D’u Papa Giovanni». E le piante da frutta? «Sempre d’u Papa Giovanni», e così il frantoio, le casette, e tutto il resto. Tutto del Papa Giovanni, che a sua volta è della Diocesi di Cosenza.
Il manicomio che non c’è I manicomi non esistono più, se basta cambiare la targhetta in «istituto di riabilitazione». Ma niente come il «Papa Giovanni» somiglia a un manicomio. «Uomini e donne lasciati a terra come cartocci, letti senza lenzuola, porte e finestre sgangherate» ebbe a raccontare l’allora arcivescovo di Cosenza Giuseppe Agostino dopo una visita a sorpresa nell’aprile 2004. «Mi sono vergognato di essere uomo, cristiano, vescovo e calabrese», scrisse in una lettera pubblica Agostino definendo il (suo) istituto «una bestemmia sociale». Gli uomini e le donne lasciati a terra come cartocci sono sempre lì, sempre lì i letti senza lenzuola, le porte sgangherate: ancora lì dovrebbe essere di conseguenza la vergogna per la bestemmia sociale. Ancora lì è, per esempio, Giuseppe (chiamiamolo così). Non arriva a 45 anni: sul punto è confuso, al posto di quella di nascita ha fissa in testa un’altra data. «Sono entrato qui nel ‘71», e doveva per forza di cose essere un ragazzo agitato da una qualunque delle declinazioni della malattia mentale: schizofrenia, depressione, alzheimer, sindromi assortite, ritardi, deficit... il Papa Giovanni non si fa mancare niente. Giuseppe indossa un’assurda maglietta con un cuore mezzo rosa e mezzo a stelle e strisce «I love America», l’America non l’ha vista mai. E invece: «A volte c’è da mangiare, a volte un po’ meno. Manca il pane, fino a qualche giorno fa mancavano le scarpe». Anche lui, alla fine, ottiene una monetina e saltella alla macchinetta del caffè, nell’atrio: la trasforma in una cioccolata calda, si siede accanto a un compare di sventura che, rincagnato sulla panchina, guarda fisso nel vuoto. Non c’è verso di strappargli una parola, un saluto, un cenno che dimostri: si è accorto di te.
Il delirio burocratico Roba da matti, dentro e soprattutto fuori dal cancello. Da una decina d’anni il Papa Giovanni rotola su se stesso preda di un delirio burocratico che puzza di saccheggio politico: la Diocesi dovrebbe cederlo alla Regione, che è pronta a pagare il pacchetto 15 milioni. La Regione dovrebbe poi affidarlo a una società privata che lo gestirebbe in convenzione. I privati fanno la coda, perché la convenzione è un fiume di denaro che non si secca mai. Nonostante i conti siano una voragine senza fondo: trecento dipendenti che sopravvivono al 40% dello stipendio (in media, 1.200 euro al mese). Molti hanno fatto causa all’istituto: aspettano chi 20 chi 40 mensilità arretrate. Il debito complessivo si aggira intorno ai 40 milioni. Perfino «il panettiere avanza 150 mila euro» e anche per questo a volte il pane manca. «Per dar da mangiare agli ospiti andiamo al banco alimentare», spiegano gli operatori, che si affidano come Don Bosco alla Provvidenza. Anche oggi gli «ospiti» hanno ricevuto la cena, intanto la gara per la convenzione è stata bloccata per l’ennesima volta. Nonostante la coda di pretendenti: prima c’era un gruppo milanese specializzato in gestione di strutture sanitarie, poi s’è fatto avanti un imprenditore di Cosenza, ora sono in gara tre società. Sul più bello l’affare si inceppa, soprattutto perché lassù qualcuno ha capito che il «Papa Giovanni» è una monetona sonante che vale soprattutto se - anziché spenderla - la si promette a destra e a sinistra. Raccattando promesse di fedeltà politica, crocette sulle schede elettorali, appoggi in questo e quell’affare. Nel frattempo, a mandare avanti la baracca, ci pensano i dipendenti: quest’anno si sono tassati per portare gli ospiti che stanno meglio al mare. Lo stesso fanno per le feste di Natale e Pasqua, un po’ per carità cristiana. un po’ perché dopo tanti anni agli «ospiti» vogliono bene, un po’ perché il Papa Giovanni, «con tutti i soldi che ci deve, chi lo molla?» Roba da matti.
Il valzer dei crediti I sindacati accusano la Curia di aver spogliato il Papa Giovanni nel corso degli anni, e certo qualche affare sul bordo della follia è stato fatto. Nel dicembre 2003 monsignor Alfredo Luberto «nella sua qualità di legale rappresentante della Fondazione di religione e di culto istituto Papa Giovanni XXIII» ha ceduto i crediti vantati nei confronti delle aziende sanitarie di tutto il Sud a un imprenditore di Crotone. Non un grande affare: tre milioni 769 mila euro di crediti sono passati di mano per 500 mila euro, pagabili in due rate da 250 mila. C’è tanto di atto notarile. Sarà pur vero che le aziende pubbliche fanno penare i pagamenti, ma un imprenditore avveduto sa che in banca non è difficile farsi anticipare «pagherò» del genere al 50%: qui siamo uno a sette, con buona pace degli stipendi arretrati, del pane che arriva a singhiozzo e perfino del fornaio che aspetta i suoi 150 mila euro. Chiamiamoli Luigi, Ciccio, Giuseppe, Franco, Antonio e avanti così. Per loro non fa differenza, per chi sta fuori neppure: la vergogna non brucia meno se nascondiamo un essere umano dietro un’identità di cortesia, così come un istituto di riabilitazione non fa meno paura di un manicomio se gli ospiti sono «gettati a terra come cartocci», nei letti niente lenzuola, le porte restano sgangherate e chi dovrebbe assistere i malati non riceve lo stipendio da anni. Roba da matti.

ottobre 06, 2006

grillomediaset


ASSOLTO PER AVER COMMESSO IL FATTO: GRILLO SU ECORADIO/ESCLUSIVA

«L'apparato giudiziario ha cose più importanti da fare, è assurdo che si perda tempo a far causa ad un comico solo perché scrive delle cose che sono sotto gli occhi di tutti. Sono stato assolto per aver commesso il fatto. O meglio, per averlo capito e averlo detto». Così Beppe Grillo ha commentato questa mattina, in esclusiva ai microfoni di Ecoradio, la sua assoluzione nella causa per diffamazione intentata contro di lui da Fininvest, dopo la pubblicazione di un articolo, a firma del comico genovese, in cui l'azienda presieduta da Silvio Berlusconi era accusata di fondi neri e falso in bilancio

Leggi ancora e ascolta Beppe Grillo ai microfoni di Ecoradio

ottobre 04, 2006

leucodistrofia metacromatica


Settembre 2004 All’età di 18 mesi inizia a camminare.

Dicembre 2004 I primi sintomi di un’insufficienza motoria si manifestano con un’insolita deambulazione.

Gennaio-aprile 2005 Si inizia a cercarne le cause, prima presso l’ambulatorio del medico curante poi nell’ospedale di Nuoro, per approdare infine a Cagliari presso lo studio privato del professor Antonio Cao, ex-Direttore della seconda clinica pediatrica dell’ospedale Microcitemico di Cagliari.

7 giugno 2005 Iniziano i primi controlli ed esami presso l’ospedale Microcitemico di Cagliari.
(elettromiografia, con esito normale, ed esami del sangue in day hospital )

Luglio 2005. Si inizia a parlare di risonanza magnetica nucleare all’encefalo, ma l’ospedale non è dotato dell’apparecchiatura necessaria e bisogna ricorrere al SS.Trinità di Cagliari.

Nel corso nel 2005 Roberto è sottoposto a numerosi esami biopsia muscolare(7 ottobre), potenziali evocati acustici e visivi (22 dicembre) da cui si evince un’ alterazione acustica che accelera l’urgenza della RMN
20 marzo 2006. La RMN encefalo (risonanza magnetica nucleare) effettuata al SS Trinità di Cagliari evidenzia un’alterazione alla sostanza bianca.

11 Aprile 2006 Nuova elettromiografia dove si evidenzia una neuropatia demielinizzante

11 luglio 2006 Arriva la diagnosi: si tratta di leucodistrofia, ma non si sa ancora quale sia la forma. Bisognerà attendere i risultati degli esami di laboratorio.

21 Luglio 2006 “Si tratta di leucodistrofia metacromatica. Non esistono speranze per questa malattia, il bambino perderà man mano tutte le funzioni vitali fino ad portarselo via…”.

Questa la diagnosi definitiva annunciata dall’Ospedale Microcitemico di Cagliari.

21 luglio 2006 Nel pomeriggio, subito dopo aver appreso il doloroso referto, viene richiesta una consulenza all’omeopata cagliaritano Dott. Cimino.

Grazie alle ricerche su testi medici infatti, ma soprattutto grazie ad internet www.intellisystem.it/ricerca_sviluppo/grazia_project/storia_di_giorgio/StoriaDiGiorgio.htm si viene a sapere che un altro bambino affetto da leucodistrofia, ha ottenuto dei benefici grazie alla cura omeopatica.

2 agosto 2006 Approdo al San Raffaele di Milano. I medici dell’ospedale propongono di fissare un appuntamento per settembre: bisognerà sottoporre Roberto e tutta la sua famiglia, ad ulteriori accertamenti. Intanto confermano: se a conclusione dei nuovi controlli la diagnosi fosse ancora di leucodistrofia metacromatica, per il bambino non ci sarebbero speranze.

I genitori di Roberto, stanchi da un anno di continui accertamenti medici, preferiscono evitare il ricovero e il ripetersi di un nuovo calvario. Roberto così ritorna a Gavoi.

La famiglia, sopraffatta in un primo momento dall’idea di dover attendere inerte la morte del bambino, inizia a cercare conforto contattando altre famiglie che vivono o hanno vissuto la stessa situazione.

3 agosto 2006 La zia di Roberto spedisce una e-mail di aiuto a diverse associazioni italiane che si occupano di leucodistrofia: “Sono la zia di Roberto, un bambino di tre anni affetto da leucodistrofia, siamo disperati, vogliamo entrare in contatto con qualche medico o genitore che abbia esperienza sulla malattia, vi ringraziamo e aspettiamo con ansia una vostra e-mail”

9 agosto 2006 All’sos, risponde subito Giovanna Pannuzzo, mamma di Grazia: “ho letto la vostra e-mail, vi sono vicina in questo momento. Sono a vostra disposizione per aiutare Roberto”.

Giovanna, oltre ad offrire il proprio sostegno emotivo e umano, mette in contatto i familiari di Roberto con la Dottoressa Maria Luisa Escolar, direttore del Program for Neurodevelopmental Function in Rare Disorders Center for the Study of Development and Learning University of North Carolina at Chapel Hill 1450 Raleigh Road Chapel Hill, NC 27517, http://www.unc.edu/


5 settembre 2006 Grazie a due amici, uno esperto di web e una traduttrice di lingua inglese si riesce ad organizzare da Gavoi una videoconferenza con Maria Escolar e la sua equipe di medici.
La videoconferenza dura due ore, il bambino viene osservato e visitato via internet, da quel momento si ricomincia a sperare: negli Stati Uniti c’è una possibilità di vita per Roberto.
Gli specialisti statunitensi infatti, hanno protocollato la malattia e trovato una terapia che la blocca: il trapianto di cellule staminali prelevate da cordone ombelicale.
La buona notizia è che la probabilità di esito positivo è dell’80% ed esistono anche casi di riuscita, come quello di un bambino belga, Xavier Kent (http://www.xavierkent.com/).


Per curare Roberto serve circa 1.000.000 $ , di cui 650 mila $ solo per il trapianto. La cifra restante è per le successive cure che prevedono almeno 6 mesi di ospedalizzazione.

Ora occorrono i documenti necessari per poter iniziare il percorso di terapia, ogni minuto che passa, Roberto potrebbe perdere la vista, il tatto, l’udito, la memoria...


8 settembre 2006 Dario il padre di Roberto chiede aiuto alla comunità di Gavoi.


11 settembre 2006 Si costituisce un forte Comitato di volontari chiamato “proroberto”. Il Comitato è un’organizzazione apolitica, apartitica, aconfessionale, volontaria e senza fini di lucro che vuole aiutare la famiglia ad afferrare l’unica speranza finora possibile: il trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale.
Qualora i fondi raccolti siano insufficienti allo scopo, o questo non sia più attuabile, o raggiunto lo scopo si abbia un residuo di fondi, questi verranno devoluti ad un istituto di ricerca per le Leucodistrofie, o ad altre iniziative di solidarietà come questa.

I genitori di Roberto

Dario e Lella

http://www.proroberto.it/

ottobre 03, 2006

rimuovere norton antivirus

Qui di seguito riporto utili informazioni su come rimuovere il " famigerato " norton antivirus" . L'operazione apparentemente facile è piena d'insidie. di seguito le istruzioni ricavate dal LINK http://www.azpoint.net/news/Consigli_per_PC_6431.asp .


Sembra un paradosso, ma una delle più grandi software house del mondo, produttrice dell'antivirus ed altre utilities sulla sicurezza dei sistemi Windows, trascura (volutamente?) la procedura di disinstallazione dei propri pacchetti.
Mi accingo a scrivere queste poche righe, perchè la domanda più comune fà riferimento ai problemi di disinstallazione di Norton Antivirus, dalle versioni più recenti alla 2003 (per la 2004, temo sia la stessa cosa).
Sembra che la Symantec non sia tanto favorevole alla disinstallazione del suo Antivirus, magari per orientarsi su prodotti concorrenti, così, una volta rimosso il software in questione (attraverso la procedura corretta e cioè da: "Pannello di Controllo" > Installazione Applicazioni > Norton Antivirus > Rimuovi) o per mezzo del tool di rimozione approfondito (inefficace) disponibile per il download sui siti Symantec, il risultato sia sempre identico e cioè:
Durante il caricamento di Windows (nei sistemi Win9x) appare una frase che più o meno fa così:
Impossibile caricare il file NAVAP.vxd per Norton Antivirus. Verificare che il file sia presente su disco. E' possibile che il file system.ini o il file Win.ini contengano informazioni relative al suddetto file. Riimuovere le righe di comando o reinstallare l'applicazione. Premere un tasto per continuare.
In molte circostanze vengono richiesti anche i file:
NAVAP.exeSYMEVNT.386
Questi file sono stati rimossi dal sistema, insieme alle cartelle di programma, ma risiedono ancora nel sistema le relative voci che ne richiamano il caricamento all'avvio di Windows.
Ovviamente, se andiamo a fare una ricerca di tali voci nei file di sitema (attraverso START / ESEGUI > sysedit), non se ne scopre la minima traccia. Allora? Semplice... tali informazioni sono nel registro di Windows.
Andate quindi sul pulsante Start, portatevi sulla voce "Esegui", digitate, come al solito, regedit e cliccate su OK. Ora posizionatevi sulla chiave HKEY_CURRENT_USER e dal menu "Modifica" selezionate la voce "Trova", quindi inserite nella finestra di dialogo il nome del file che Windows cerca di caricare inutilmente.
NOTA: Il tool di ricerca nel registro scorrerà anche le chiavi sottostanti e cioè
HKEY_LOCAL_MACHINEHKEY_USERSHKEY_CURRENT_CONFIG
...mentre non è necessario cercare alcunché nella chiave HKEY_CLASSES_ROOT.
Nell'ordine che voi preferite, cercate:
NAVAP.vxd, NAVAP.exe, SYMEVNT.386
Ecco che dopo pochi secondi, sulla finestra di destra, compare la prima chiave di registro, la quale indica il file NAVAP.vxd, caricato dalla cartella "C:ProgrammiSymantecNorton Antivirus".
Eliminatela, senza tanti complimenti.
Proseguite cliccando sulla voce "Trova successivo" (sempre dal menu "Modifica")
Ripetete l'operazione sino a quando non apparirà la finestra "Ricerca terminata".
Stessa cosa vale per le altre due voci, se necessario.
Al successivo avvio della macchina, tutto filerà liscio come l'olio.

© Rosario Marcianò

Isola dei famosi


Da quando sul Cayo Paloma sono sbarcati i naufraghi di Rai Due è stata proibita la pesca ai garrifuna intorno al Cayo per evitare di rompere l'incantesimo del naufragio. Sabato scorso Adrian Oviedo, presidente della Fondazione Cayos Cochinos che gestisce l'area in collaborazione con il Wwf (che, in teoria, dovrebbe proteggere i popoli indigeni) è sbarcato a Chachahuate (principale centro dei Cayos) per intimare espressamente alla popolazione di non avvicinarsi all' Isola dei famosi. Per la produzione della trasmissione il timore è che qualche pescatore finisca per sbaglio nell'inquadratura rompendo l'illusione del naufragio in un'isola deserta.«Crediamo che sia vergognoso il comportamento della televisione italiana - dichiara Miriam Miranda di Ofraneh (Organisacion Fraternal Negra de Honduras) - Così si sta attentando al diritto all'alimentazione della comunità».Ma oggi in questo mondo di aria condizionata, riscaldamento centralizzato, cibi preconfezionati, igiene ossessiva e macchina per andare al negozio sotto casa, la gente sente il bisogno di evadere e di sentire il contatto con la natura. Ma non volendo trovare il tempo per andare a fare una passeggiata in campagna si affida ai finti naufraghi di Simona Ventura. Se poi un padre garrifuna non riesce a dar da mangiare a suo figlio a loro che importa?

ottobre 01, 2006

Verona -- i t a l i a


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